I Sapori Della Tradizione e Leggende di Salerno

Tradizioni gastronomiche di Salerno

 

Ciambotta

ciambotta

 

È un piatto di verdure (melanzane e peperoni a cubetti), con base di patate. Le verdure vengono fritte separatamente e vengono poi unite insieme in una padella; la variante cilentana prevede anche l’aggiunta dei pomodorini.

 

 

 

 

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La sfrionzola

È una sorta di spezzatino di maiale preparato con le parti più fredde dell’animale, come la spalla e la pancetta.

 

 

 

Milza imbottita

milza

 

 

È un piatto tipico della tradizione culinaria locale, viene imbottita con aglio, prezzemolo tritato e peperoncino e viene cotta con olio e aceto. Ad oggi la sua presenza sulle tavole è fondamentale per celebrare il Santo patronodella città.

 

 

 

 

scazzetta

La scazzetta del cardinale È un dolce delicato e buonissimo, originario di Salerno, un dolce nato nella famosa Pasticceria Pantaleone. Gli  ingredienti della torta sono semplici:

Pan di spagna, crema, fragoline di bosco e glassa rossa.

 

 

 

 

Frittura di paranza

La gastronomia di Salerno, città di mare, si arricchisce di piatti a base di pesce.

frittura

Tra i più squisiti è la frittura di paranza, pesce di piccolo taglio: merluzzetti, triglie, sogliolette, infarinati e passati nell’olio bollente.

 

 

 

Leggenda Salerno

Il mago Berliario alleato del diavolo (Salerno)

 

La fiera del Crocifisso inizia con una leggenda, che sarebbe anche all’ origine della devozione per un’ antichissima croce lignea proveniente dalla chiesa del monastero di S. Benedetto, oggi conservata al museo diocesano di Salerno. A questa croce, infatti, si rivolse, pregando ininterrottamente per tre giorni e tre notti, il mago alchimista Pietro Barliario, vissuto a Salerno tra l’ XI e il XII secolo, disperato per l’ improvvisa morte di due nipotini, che si erano introdotti nel suo laboratorio bevendo incautamente una oscura pozione. Dopo tre giorni di preghiera il Cristo crocifisso piegò leggermente il capo verso l’ alchimista pentito aprendo gli occhi per annunciare il perdono. La notizia del miracolo si diffuse ben presto facendo accorrere tanta gente che da allora si recò costantemente tutti i venerdì di marzo a venerare la sacra immagine. Di qui sorse l’ abitudine alle bancarelle ed alla vendita di prodotti locali ai pellegrini, che dovettero spostarsi nella chiesa di S. Maria della Pietà, quando, nel 1879, la sacra tavola e la parrocchia del SS. Crocifisso vi furono trasferiti. La preziosa croce dipinta, all’ origine leggendaria di questa antichissima fiera, è ascrivibile al XIII secolo e, pur notevolmente danneggiata da un incendio, soprattutto nei pannelli laterali della Madonna e di S. Giovanni, lascia ben individuare i collegamenti alla tradizione orientale – bizantina del Cristo vivo sulla croce. Probabilmente non era proprio questa l’ immagine innanzi alla quale avvenne la conversione di Pietro Barliario, cui la tradizione attribuisce anche la costruzione dell’ acquedotto medioevale, innalzato in una sola notte con l’ aiuto del diavolo. La sua datazione non è, infatti, compatibile con l’ evento miracoloso, che si sarebbe svolto nell’ XI secolo, è compatibile, invece, con la Fiera di Salerno voluta dal re Manfredi nel 1259, per incrementare il commercio in città, insieme con la costruzione del porto.

 

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