I Sapori Della Tradizione e Leggende di Amalfi

Tradizioni gastronomiche di Amalfi

La gastronomia amalfitana sembra avere origine dalle abitudini alimentari dei romani, primi abitanti insediatisi in questo territorio.

I tipici piatti sono a base di pesce grazie alle grande varietà che si pesca nel bacino prospiciente.

Gli Scialatielliscalatielli

Sono delle fettuccine di pasta fatta a mano con farina di grano duro, acqua, prezzemolo tritato, pepe e formaggio. Si condiscono con sugo di pomodorini freschi e frutti di mare.

 

Calamari ripienicalamari                                  

Ad Amalfi sono una vera e propria specialità. Sono farciti con patate, zucchine, olive verdi e capperi.

 

 

Spiedini di marespuedini

Creati con gamberoni, seppie, filetti di sogliola, filetti di triglia da insaporire con il tipico limone, che non può mancare sui piatti di pesce alla griglia.

 

 

Insalata di polpoinsalata

È un secondo piatto fresco. Si serve anche come antipasto ed è molto apprezzato per la sua freschezza. Condito con limone, prezzemolo e olio, questa insalata è accompagnata da un contorno di patate o olive taggiasche.

Il Limoncellolimoncel

Il limoncello, dalle origini antiche, si è diffuso in pochi anni in tutta Italia e anche all’estero. Piace berlo ghiacciato sia come digestivo, sia fuori pasto.

E’ semplice da preparare. Occorrono acqua, alcool, zucchero e scorze di limone.

LEGGENDE DI AMALFI

Il miracolo di Sant’Andrea

Questa leggenda è ambientata nel periodo più florido di Amalfi, quando le vestigia del corpo di S. Andrea erano già state traslate da Patrasso, in Grecia, alla cittadina costiera.
Si narra che in una cupa notte del Medioevo, il pirata saraceno Ariadeno Barbarossa sferrò un poderoso attacco alla città di Amalfi con lo scopo di saccheggiarla e distruggerla. Le sentinelle diedero l’allarme dalle torri di avvistamento e i cittadini, presi dal panico, avevano intenzione di fuggire. Alcuni fedeli però si recarono sulla tomba dell’Apostolo, a implorare e chiedere insieme il miracolo.
Quando già la sfiducia li aveva pervasi e i pirati erano vicini alla costa, un fortissimo vento si levò, e trascinò i filibustieri al largo. A questo punto un tuono squarciò il cielo e un fulmine si abbatté sul in mare. Gli elementi atmosferici si accanirono sulle navi. Pioggia, vento e mare distrussero e affondarono l’armata nemica e lo stesso Ariadeno Barbarossa perse la vita.
La città era salva, i popolani inneggiarono con canti al Signore e al Santo Protettore perché li aveva salvati.

Maria Giovanna d’Aragona

Una delle leggende più conosciute di Amalfi, ma che ha più versioni, è quella che vede come protagonista la regina Maria Giovanna d’Aragona, sorella del principe Filippo e discendente per parte di padre dal re Ferdinando I.
Com’è noto Amalfi, la prima Repubblica Marinara, intratteneva rapporti commerciali con l’Oriente. Le merci che venivano comprate o barattate erano trasferite sulle torri di avvistamento sparse per tutto il territorio costiero della Repubblica, che abbracciava il territorio compreso tra Vietri sul Mare e Meta di Sorrento.
Nel 1490 Giovanna d’Aragona sposò Alfonso Piccolomini, erede del duca di Amalfi. Alla morte del marito, la bella Giovanna, appena ventenne, si occupò dell’educazione dei due figli Caterina e Alfonso.
Al servizio della duchessa arrivò un avvenente maggiordomo, colto e dai modi raffinati, Antonio Bologna. Le sue doti fecero breccia nel cuore della giovane vedova e per i due incominciò un’appassionata storia d’amore da cui nacquero tre figli. Il loro matrimonio era stato tenuto segreto, nel timore di suscitare le ire dei due potenti fratelli della duchessa: il cardinale Lodovico e il marchese Carlo.
Probabilmente fu proprio la differente condizione sociale dello sposo a rendere inaccettabile tale unione. Fatto sta che quando i due fratelli ne vennero a conoscenza, Antonio fuggì e fu costretto a continui spostamenti per sottrarsi alla vendetta dei due fratelli, che però la fecero pugnalare a Milano.
Quanto a Giovanna, si sa che fu rinchiusa con la sua fedele cameriera e i suoi figli in una torre di Amalfi dove pochi giorni dopo tutti furono trucidati. Secondo la tradizione, la tradizione sarebbe stata la torre dello Ziro. Si narra che l’anima della regina vaghi per la torre in cerca della libertà.

Il miracolo del latte

La leggenda prende spunto da un evento miracoloso avvenuto nel Cinquecento e riguardante la statua lignea della Madonna delle Grazie donata da Don Giulio Cesare Bonito, nobile napoletano, all’omonima chiesa pogerolese (Pogerola è una frazione di Amalfi) dov’è tuttora conservata.
La particolarità di questa statua consiste nel fatto che, incastonata nel seno destro, vi è una pietruzza grigia sulla quale la tradizione orale vuole che sia caduta una goccia di latte della Madonna mentre allattava Gesù.
Alle ore 14 del 14 Agosto 1500 le campane della chiesa della Madonna delle Grazie cominciarono a suonare a festa. Il parroco del tempo e i pogerolesi accorsi subito, notarono con meraviglia che la chiesa era chiusa (al campanile si accedeva solo dall’interno).
Entrando notarono che dal seno della statua della Madonna sgorgava una grande quantità di latte. Subito venne chiamato l’Arcivescovo che, verificato il fatto prodigioso, fece sigillare la pietrina in un’ ampolla. Da quel giorno ogni anno viene celebrata, nello stesso giorno, una solenne funzione durante la quale la pietruzza da grigia diventa bianca.

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