Cosa Vedere Amalfi

ARSENALEArsenale

A pochi passi dalla spiaggia di Amalfi, troviamo l’Arsenale della città, dove nel Medioevo furono costruite le numerose navi commerciali della Repubblica di Amalfi. Il museo è dedicato alla grande potenza marinara di Amalfi e all’importante Repubblica Marinara che un tempo si misurò con Venezia, Pisa e Genova per il dominio alle rotte commerciali nel Mediterraneo e in oriente fino a Costantinopoli. Nel Medioevo l’Arsenale si affacciava direttamente sulla spiaggia di Amalfi. Il museo ospita  una mostra sullo sviluppo della bussola,  un’ interessante attrazione per i visitatori. Secondo la storia e le leggende di Amalfi, la bussola fu ideata per facilitare la navigazione nel 1302 da un amalfitano chiamato Flavio Gioia. I reperti in esposizione narrano l’importante ruolo svolto dalla Repubblica di Amalfi nella storia marittima. La mostra comprende inoltre degli esemplari di Tarì, la moneta coniata nel Medioevo della Repubblica di Amalfi e diffusa in tutta l’area del Mediterraneo grazie ai commercianti amalfitani. I variopinti costumi in esposizione sono un’altra attrattiva molto apprezzata della collezione del museo; fra gli altri i costumi creati per la prima Storica Regata delle Antiche Repubbliche Marinare d’Italia, inaugurata nel 1955 e che si ripete ogni anno preceduta da una parata. Ognuna delle quattro città ha un colore e una polena. Per Amalfi l’azzurro è il colore distintivo e la polena che troneggia e brilla d’oro sulla prua del galeone è un bellissimo cavallo alato. Vince la gara,  chi per primo taglia il traguardo superando con la polena la linea che lo segue. 

CattedraleCATTDRS

La cattedrale fu fatta costruire dal duca Mansone I a partire dall’anno 987 accanto a quella del IX secolo. Ben presto le due chiese furono unite e formarono così un’unica chiesa in stile romanico a sei navateLa facciata attuale è stata costruita nel XIX secolo da Errico Alvino; la riedificazione è avvenuta dopo il presunto crollo di quella originale,si presenta come una facciata neomoresca, con influenze neogotiche, preceduta da un atrio che collega il campanile, il chiostro del Paradiso e la chiesa del Crocifisso.Il campanile della cattedrale di Sant’Andrea sarebbe stato costruito tra il 1108 e il 1276. L’interno è rimaneggiato in forme barocche,rivestito da marmi commessi e racchiudenti colonne antiche. Le navate sono coperte da un soffitto a cassettoni. Sull’altare maggiore barocco si trova una grande tela raffigurante La crocifissione di sant’Andrea Apostolo, realizzata da un pittore del posto. Nelle cappelle sono conservate opere di arte gotica e rinascimentale.

 Cripta

CRIPTA

La cripta, edificata sulla tomba del santo patrono, è adornata da pregevoli affreschi, il maggiore dei quali rappresenta l’arrivo del corpo di Sant’Andrea nella cattedrale di Amalfi. Sull’altare si trovano la statua bronzea di Sant’Andrea di Michelangelo Naccherino, quella marmorea di San Lorenzo di Pietro Bernini, padre di Gian Lorenzo, e quella di S. Stefano di uno scultore locale.

 

Museo della CartaCARTA

Il Museo della Carta di Amalfi, è un’antica cartiera, situata nella valle dei Mulini che ospita i macchinari e le attrezzature, opportunamente restaurati e perfettamente funzionanti, impiegati nell’antica cartiera per realizzare la carta. Amalfi risulta tra le prime città in cui si è diffuso, nei secoli XII e XIII, l’uso della carta. Gli amalfitani avevano appreso dagli Arabi le tecniche per la produzione di carta che allora veniva chiamata “Charta Bambagina”, dal nome della città araba El Mambig o, anche, secondo altre tesi, dal cotone omonimo. Quest’ultima è la più probabile, in quanto la carta di Amalfi si realizza con cenci di lino e canapa.

La carta amalfitana fu usata anche per Scritture Private, per Atti Giudiziari e Valori Bollati e si diffuse molto in tutte le città dell’Italia Meridionale, presso le corti degli Angioini, degli Aragonesi, nel Vicereame Spagnolo e nella corte Borbonica. Furono molti gli stranieri che, attirati dalla qualità del prodotto, arrivavano a Napoli per stampare le loro opere sulla Carta d’Amalfi.

 

 

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