Ercolano

Ercolano è un comune italiano alle pendici del Vesuvio e solo il nome evoca tutto un fascino, una dimensione, un mondo ricco di passato e di arte. Insieme con Pompei e Oplontis è Patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Gli scavi archeologici di Ercolano hanno restituito i resti dell’antica città di Ercolano, seppellita sotto una coltre di ceneri, lapilli e fango durante l’eruzione del Vesuvio del 79, insieme con Pompei, Stabiae ed Oplontis. Ritrovata casualmente nel 1709 in seguito agli scavi per la realizzazione di un pozzo. Le indagini archeologiche cominciarono nel 1738  durante la costruzione della Reggia di Portici voluta da Carlo III di Spagna. Un suo funzionario Alcubierre,  incaricato di tracciare una mappa della zona, venne a conoscenza dei ritrovamenti del 173 e, ottenuto il permesso dal re, iniziò una nuova esplorazione. Furono rinvenute statue, colonne di marmo e frammenti di iscrizioni e cornici. Nel 1750 si affiancò ad Alcubierre anche Karl Weber, il quale studiò a fondo il teatro e i suoi meccanismi di funzionamento, riportando alla luce una nuova statua in bronzo. Dello stesso ingegnere svizzero fu l’idea nel 1760 di condurre uno scavo a cielo aperto, visto che quelli per cunicoli, ai quali si affiancavano pozzi di discesa e di areazione, molto scomodi per le dimensioni spesso non superiori a cento centimetri di larghezza per un’altezza massima di un metro ed ottanta, poco illuminati e molto pericolosi per impreviste sacche con gas velenosi e pericolo di crolli. A tale proposta furono favorevoli Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga, mentre contrario Alcubierre che temeva il crollo dei palazzi circostanti la zona degli scavi. L’idea fu definitivamente abbandonata a seguito della morte prematura di Weber.  Sull’onda del successo degli scavi di Pompei, nel 1828, sotto Francesco I delle Due Sicilie, ripresero le indagini, questa volta a cielo aperto, tuttavia si contarono solo pochi ritrovamenti e i lavori vennero interrotti nel 1855. I lavori vennero nuovamente ripresi e poi sospesi a causa degli scarsi risultati. La piccola area scavata, protetta da possenti muraglioni, era però sempre più minacciata dall’avanzare della moderna città di Resina.Nel 1904, l’archeologo americano Charles Waldstein, propose al governo italiano una cordata internazionale per effettuare nuovi scavi, ma subì un rifiuto perchè la proposta fu vista come lesiva per il prestigio dello Stato. Nel 1924 divenuto capo della Soprintendenza agli Scavi ed alle Antichità  Amedeo Maiuri, venne attuato un programma di espropri per evitare ulteriori danni e proteggere le rovine di Ercolano dalla forte espansione edilizia. Nel 1927  partì una nuova campagna di scavi, che riportò alla luce circa quattro ettari dell’antica città: si tratta del parco archeologico visibile ancora oggi. La maggior parte dei reperti rinvenuti è ospitata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, mentre è del 2008 la nascita del Museo archeologico virtuale che mostra la città prima dell’eruzione del Vesuvio.

 

Storia : Ercolano ,una cittadina alle pendici del Vesuvio fondata probabilmente dagli Osci nel VII secolo a.C.; dapprima sotto la dominazione etrusca, poi greca, passa infine sotto il potere romano. Secondo antiche leggende invece la città fu fondata dall’eroe greco Ercole nel 1243 a. C., il quale la chiama Herculaneum, dandole quindi il suo nome.
Ercolano era una zona residenziale, ossia  una località di vacanza e soggiorno, dotata di fertili terre le quali favorirono lo sviluppo agricolo e la coltivazione di ortaggi, frutta e fiori.
La cittadina ercolanese ha in comune con la città di Pompei sia la stessa sorte per quanto riguarda l’eruzione del 79 d.C., sia l’importanza storica per gli scavi archeologici. Presso il sito archeologico di Ercolano sono stati rinvenuti infatti una quantità di documenti, che ci aiutano a comprendere la cultura e la tradizione greca offrendoci una visione delle usanze del tempo e dell’antica vita privata.
Quando, dopo i tragici eventi, la cittadina fu di nuovo edificata, essa assunse il nome di Resina e conserva tale denominazione fino al 1969, anno in cui il comune assunse l’attuale toponimo di Ercolano.
Nel 1738, sotto il regno del re Carlo di Borbone, avvenne un vero e regolare scavo archeologico, iniziato qualche anno prima dal principe Emanuele d’Elboeuf di Lorena, il quale vide che dallo scavo di alcuni pozzi interrati venivano ritrovati antichi marmi e statue. In quell’occasione, nella Villa dei Pisoni, furono scoperti circa 200 papiri; fu riportato in luce il Theatrum , la Basilica,  strutture lignee, piccoli oggetti, rilievi, opere d’arte, articoli da corredo, statue, bronzi, mosaici pavimentali, stoffe, tessuti, alimenti, vivande, frutta, legumi secchi (ben sigillati nel fango), marmi preziosi, molti di essi si trovano ora presso il Museo Nazionale di Napoli mentre altri sono custoditi presso la Reggia di Caserta.
Gli scavi sono situati in Corso Resina e tuttora gli esperti si adoperano per recuperare e ritrovare i beni archeologici. Sono tanti i monumenti e gli edifici pubblici e privati di notevole interesse storico, tra cui si ricordano le Terme del Foro, il Pistrinum (forno antico nel quale si macinava il grano), i Templi, la Palestra (fornita di piscine) e il Teatro.

L’antica Ercolano è oggetto di studio come “best practice” nella gestione delle aree acrcheologiche. Merito di un mecenate: David W. PAckard, figlio del cofondatore del colosso dell’informatica Hp e presidente del Packard Humanities Institute, fondazione senza scopo di lucro con sede in California che contribuisce alla conservazione del patrimonio storico, archeologico e cinematografico.

“Niente cultura, niente sviluppo” questo è il motto che dovremmo ripeterci tutti. Per l’antica città David Packard ha investito 16 milioni in dieci anni, partnership che si appresta a rinnovare. Una circostanza fortuita ha fatto sì che a beneficiare della generosità del milionario fosse Ercolano. Packard junior ha studiato filologia, nel 2000 arriva a Roma dove finanzia il restauro della biblioteca dell’Accademia britannica, visita la Villa dei Papiri che ha restituito centinaia di documenti che si credevano persi, e si meraviglia per il degrado del sito. Nel 2004 inizia una collaborazione tra Packard, Soprintendenza e Accademia britannica che dà lavoro a un gruppo interdisciplinare di specialisti e a imprese prevalentemente italiane. Il modello funziona e i risultati sono evidenti: due terzi dell’area sono visitabili, compreso il Decumano Massimo che ospita un percorso multisensoriale adatto ai disabili. Le coperture degli edifici nell’ 80% dei casi sono state riparate o sostituite, così come è stata restaurata la rete fognaria antica per gestire la dispersione delle acque meteoriche, prima causa di degrado e potenziali crolli.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: